Pragmatico

Marzo 22, 2008

A me piace molto il “Pane e le Rose“. E’ un aggregatore di notizie e di commenti politici, che pur con alcuni limiti rappresenta un sicuro punto di riferimento per la sinistra antagonista, specie dopo la morte di indymedia.

E’ di queste settimane un importante comunicato che vale la pena di leggere, anche perchè i compagni del Pane e le Rose dicono molte delle cose che si leggono in questo blog.

Condivido il fatto che il ceto dirigente di PRC e PdCI sia oligarchico, cinico ed opportunista, e che perciò non ha alcun senso svolgervi nemmeno un ruolo di opposizione interna, per il semplicissimo motivo che esiste una crisi di fiducia e di aspettativa da parte dei lavoratori e dei giovani nei confronti della politica della Sinistra Arcobaleno, fatto che ormai confermano tutti i sondaggi (crollo dal 12% al 7% rispetto al 2006).

La seconda che l’alternativa organizzata di PC Lavoratori, Alternativa Comunista e Sinistra Critica non solo non è una soluzione al problema, ma è parte del problema stesso. Il loro rifiuto di un percorso unitario, in vista di una competizione che li vede come avversari non è stata una semplificazione politica. Anzi, sembra mostrare la stessa logica di Rifondazione: mantenere in vita gruppi dirigenti cinici ed oligarchici, senza che ad essi corrisponda una visione, un programma, una capacità di costruire su basi nuove la rifondazione comunista. Nessuno di questi gruppi è culturalmente o politicamente sufficientemente forte per imporsi sugli altri. Tuttavia ciascuno di essi esibisce il repertorio del proprio background culturale senza assumersi la responsabilità di produrre un rilancio della lotta politica.

Ma credo che i militanti di questi gruppi sapranno serenamente valutare l’esito delle elezioni ed il loro tremendo risultato sarà forse chiarificatore. Quando complessivamente i 3 partitini raggiungeranno il 2% del quorum (ovvero l’equivalente di 11 deputati), ma per colpa delle divisioni interne non ci sarà nessun parlamentare comunista, ognuno farà i suoi ragionamenti. Non ci si potrà nascondere dietro la velleità della “lista unitaria” o del “correre da soli”. Non si potrà accampare la scusa che solo gli altri erano settari!

A chi pensa che non servano i parlamentari o le elezioni rispondo che 11 deputati torneranno molto utili, quando saranno in testa ad una manifestazione in odore di repressione. O quando vorranno entrare in un carcere o un CPT. O quando vorranno portare certe battaglie all’attenzione del grande pubblico, sfruttando il Parlamento. Senza considerare la pioggia di milioni che arriva dalla presenza parlamentare, certamente utili per cosucce come stampare manifesti e pagare treni per le manifestazioni.

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Io personalmente voterò per Sinistra Critica, perchè preferisco la probabilisticamente debole speranza di avere Turigliatto che la certezza di non avere nessuno in Parlamento. Voglio essere pragmatico, fino al 14 aprile.

Ma certamente dopo le elezioni ognuno si farà i suoi conti.


Presidio antifascista

Marzo 20, 2008

Non è possibile che con questa deriva a destra, anche a sinistra si stiano perdendo i punti di riferimento principali. L’antifascismo militante è qualcosa di imprescindibile, qualcosa che non si può sottovalutare attraverso una semplice dichiarazione di “antifascismo”. Occorre essere un presidio antifascista, attivo e militante.

Il fascismo non è certamente soltanto un residuo della storia. Il fascismo è una ideologia che nelle sue varie sfumature rappresenta un pericoloso avversario delle classi lavoratrici ed uno strumento in mano alle componenti più reazionarie delle classi dominanti. Il fascismo è un modo di concepire la società, le sue relazioni di produzione e la forma sociale conseguente. Questa concezione non può essere certamente affrontata con le sole armi della memoria della resistenza partigiana, sia perchè la politica non è solo esercizio della memoria sia perchè i neofascisti hanno strumenti ed una ideologia solide.

La nuova destra che si affaccia prepotente nello scenario politico italiano non è solo il lato squadrista e populista di formazioni estreme, ma è anche quello della destra “di stato”, “civile” e “responsabile”. Sarebbe un errore pensare al fascismo come all’espressione delle sole formazioni più estreme, perchè si dimenticherebbe il suo aspetto più importante, ovvero il suo polimorfismo: il fascismo si comporta come una “molla“, tatticamente, perchè sa comprimere le sue pulsioni primordiali quando necessario, e perchè sa amalgamare in un corpo solo le sue diverse sfumature in base al contesto e la situazione.

Ma aldilà di ciò il fatto veramente preoccupante è che il fascismo come un verme si è insinuato nella società, complice la sempre maggiore debolezza delle sinistre. E’ in corso da quindici anni ormai un processo revisionista che ha portato ad una profonda trasformazione culturale. A parte tutto il repertorio xenofobo e omofobo, stanno emergendo in modo chiaro anche le altre due peculiarità del fascismo: la cultura dell’obbiedienza e dell’ordine, e la cancellazione della coscienza critica.

Il tratto essenziale del fascismo non è la presa del potere di un disciolto partito fascista. Ma piuttosto l’omologazione della società stessa ad un paradigma di pacificazione sociale fondato su corporazioni produttive basate sull’obbedienza, su uno stato forte e sicuritario guidato da una casta di capi, e su una cultura votata all’accettazione acritica di un pensiero unico totalizzante ed identitario.

Chi scrive non pensa che la tendenza generale della borghesia sia verso un regime fascista. Tuttavia occorre fare i conti con la forza di questa ideologia, con la sua capacità di trascinamento, con le parole d’ordine della purezza, della sicurezza, della pace sociale e con le pratiche dell’intimidazione, della violenza sui più deboli, della criminalizzazione dell’opposizione sociale: tutto questo è un sostegno concreto verso una democrazia borghese fortemente reazionaria e dai diritti limitati.

Cosa significa essere dunque essere un presidio antifascista? Significa mettere le radici della propria azione politica non solo su diritti e rivendicazioni, ma nel terreno stesso, anzi nell’humus culturale da cui si alimenta da sempre la storia del movimento operaio, e su cui esso stesso si fonda.

Il blog ricorda Fausto e Iaio, uccisi da mano fascista il 18 marzo 1978.

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Venditori porta a porta

Marzo 18, 2008

La ricomposizione di un movimento di lotta reale. Ecco un obiettivo che dovrebbe essere nell’agenda di tutte le forze di sinistra. Rimettere in sesto un movimento in grado di incidere sulla società presente, a tutti i livelli. Un obiettivo strategico più importante di quello “tattico” delle prossime elezioni.

Esiste ancora una forza, a sinistra, fatta di migliaia di militanti, impegnati nel sindacato, nel sociale, in molte lotte, tutti coscientemente o meno in attesa di confrontarsi con qualcosa di più generale e complessivo. A questi compagni ed a queste compagne manca però una cosa: un punto di riferimento unitario che sia ad un tempo politico e culturale.

Queste elezioni quindi potrebbero essere l’occasione per cominciare a ricomporre questo punto di riferimento antagonista, perchè sono l’occasione anche per un confronto dialettico contro le forze borghesi sul piano delle proposte e della propaganda, comunque e sempre nell’ottica della costruzione di una opposizione di classe complessiva.

Invece sta succedendo quanto non doveva succedere: la balcanizzazione della sinistra anticapitalista in forze elettorali che rappresentano esclusivamente se stesse, in continuo scazzo tra loro per la conquista di tre voti in più o in meno, nella più assoluta cecità rispetto al prossimo futuro.

Al peggio purtroppo non c’è mai fine. Ho trovato sconcertante che in virtù di questa lotta giovedi scorso a “Porta a Porta” due rappresentanti di queste organizzazioni, Marco Ferrando e Fabiana Stefanoni, non abbiano esitato, pur di avere un filo di visibilità in più a sedersi nella stessa trasmissione di fronte a Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova. Una cosa, questa, inammissibile per chi dovrebbe prima di tutto agire sotto la bandiera dell’antifascismo militante, una antifascismo sbandierato sempre a parole. Non è ammissibile sedersi pacificamente nella stessa stanza con esponenti di ispirazione neofascista, soprattutto se si vuole dimostrare di essere un punto di riferimento intransigente, a cominciare dai valori. Nel video qui sotto Turigliatto si è alzato e se ne è andato, una cosa assai apprezzabile.

Non finisce qui. Perfino Vespa ha fatto notare loro quel che era ovvio per chiunque. Le differenze tra PCL e PdAC sono insignificanti rispetto a quelle di ogni altro ospite presente quella sera, come Damiano o Castelli. Doveva essere l’occasione evidente per entrambi che quello era il momento di mettere da parte la reciproca contrapposizione e sfruttare questa grande occasione di visibilità per attaccare a tutto spiano gli avversari del movimento operaio. Invece hanno dimostrato di non saper gestire il confronto politico, di non avere una visione in prospettiva, di non capire che partita si stava giocando e su che tavolo. Hanno continuato a beccarsi l’un l’altro in uno scenario sempre più surreale, peggio di qualsiasi televendita. In questo modo quindi hanno fatto il gioco dei Castelli e dei Damiano, che senza sforzo hanno potuto liquidarli con facilità.

E’ questa la sinistra anticapitalista? No, certamente. Non potrà mai esserlo.


Thyssen truppen

Marzo 8, 2008

Qual è il livello di attenzione nei confronti della sicurezza del lavoro, in Italia?

Il fenomeno non è certamente mascherabile con qualche reality show, visto che colpisce in modo generalizzato la popolazione lavoratrice, con un milione di incidenti l’anno. E difatti ormai negli ultimi due anni abbiamo assistito alla crescita pubblica dell’indignazione di tanti bei farisei: con tanto di spot pubblicitari (che dicevano all’operaio di non fare troppo lo sbadato sul lavoro) e persino accorati richiami del Presidente della Repubblica. Senza che un solo provvedimento serio venisse praticato: redditività e produttività restano sempre al primo posto, poi con una mazzetta e una pacca sulle spalle gli impianti magicamente andranno a norma.

Nel frattempo la classe operaia - che non sarà più centrale per qualcuno ma che continua a produrre la ricchezza per tutti - continua a subire più di 1000 morti l’anno. Fino alla tragedia più grande, quella meno mascherabile come distrazione o sbadataggine degli operai, quella che non puoi giustificare in alcun modo.

Non è possibile che in un paese civile si possa morire di lavoro, invece succede. Non è possibile che quando si muore di lavoro, succede il piagnisteo per qualche settimana, e poi tutto torna come prima. Non è ammissibile che alla lunga le responsabilità sbiadiscono, e rimane soltanto l’icona della tragedia, senza che siano indagate le cause.

Perchè la Thyssen è diventata una icona. Perciò sia il Partito Democratico che Sinistra Arcobaleno non hanno esitato a mettere in lista un qualche operaio della Thyssen. Probabilmente queste candidature valgono centinaia di migliaia di voti di operai che si illudono di votare per la propria sicurezza, senza rendersi conto che questo è solo un voto di immagine, annacquato da un sistema di interessi e di potere che avrebbe potuto tranquillamente evitare tragedie proprio come quella della Thyssen.

Anche sul come ci sarebbe molto da dire. Veltroni inserisce in lista un operaio: ma un operaio (non politicizzato) vale ben due imprenditori politicizzati, come Colaninno e Calearo. Bertinotti ne approfitta per criticare ed annunciare la candidatura di un altro operaio Thyssen, ma alla fine quando si arriva alla spartizione della torta, ci sono quattro partiti e parecchie teste d’uovo, ed alla fine si “dimenticano” di metterlo in lista. Si salvano alla fine grazie al generoso Diliberto, ma ecco l’ennesima figuraccia.

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Morale: se ieri essere un operaio della ThyssenKrupp significava lavorare 12 ore al giorno per evitare la cassa integrazione, oggi può significare una carriera politica, anche se magari non si capisce che in entrambi i casi si è uno strumento nelle mani di un sistema di potere cinico e furbo. Sia ben chiaro: meglio stare in Parlamento che morire bruciati vivi. Ma deve essere altrettanto chiaro che il ruolo dei due operai Thyssen in Parlamento sarà del tutto marginale, ed anzi saranno esibiti come trofei, applauditi qualunque cosa dicano, ascoltati con fervore ma anche rammarico, per non poter realizzare le loro “irrealistiche” richieste.

Ci vogliono 1300 morti l’anno perchè un operaio entri in Parlamento. Eccola la nostra democrazia.


La questione fiscale

Marzo 5, 2008

Prendiamo la classe media. Questo strato sociale, cresciuto negli anni ruggenti del governo Berlusconi a suon di condoni e speculazioni, complice una politica economica generosa, è stato in parte colpito dalla rimodulazione della pressione fiscale e la lotta all’evasione fatte da Prodi, che hanno evidenziato l’esigenza di far pagare un prezzo della crisi anche al ceto medio. Il governo tuttavia è caduto, dimostrando l’esistenza di uno scontro dall’esito non scontato.

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La politica fiscale prodiana non è stata a favore dei lavoratori. Il denaro raccolto è stato infatti utilizzato per finanziare la grande borghesia. Non ci sono stati vantaggi per operai ed impiegati, ma solo un crescente contrasto tra pezzi di borghesia. E difatti, la questione delle tasse è diventata terreno di scontro in queste elezioni, in cui viene agitato lo spettro dell’eccessiva pressione fiscale, e vengono promessi da tutti tagli delle imposte.

Diciamolo chiaramente: la questione fiscale così come viene posta oggi è fittizia per i lavoratori. Non trarranno alcun vantaggio dal taglio delle tasse (PDL) o dalla lotta all’evasione (PD). Ciò che il governo ridarà con una mano, lo toglierà con l’altra. Il lavoratore grazie ad un fisco sempre più indiretto (costi dei servizi pubblici come sanità ed istruzione, imposte indirette sui consumi a loro volta soggetti all’inflazione) riceve una estorsione sempre maggiore del suo reddito a parità di servizi. Il sistema fiscale italiano è dunque sempre più un sistema di tassazione di classe, dietro un paravento fittizio di tassazione progressiva.

Occorre una rivendicazione forte ed opposta alla tendenza in atto, che superi la logica oggi imposta culturalmente. L’obiettivo perciò non può essere quello di tornare a riproporre il solito confronto tra stato sociale forte e sistema liberale leggero, ma mettere in luce la contraddizione esistente, ovvero che non esistono equilibri tra un fisco “equo” e un servizio pubblico che possano soddisfare tutte le classi sociali.

Questo è tanto più vero in fase di crisi economica, dove la politica fiscale è uno strumento utilizzato da una classe sulle altre per rafforzarsi e determinare una uscita dalla crisi stessa, facendo pagare la crisi ai settori sociali più deboli.

Per fare emergere questa contraddizione occorre fare una proposta chiara ed efficace: 1) detassazione dei servizi pubblici, 2) eliminazione delle imposte indirette, 3) istituzione di una imposta sulla grande proprietà.

Il valore reale di questa rivendicazione sta proprio nello smascheramento di quali siano i reali interessi in gioco quando si parla di tasse. Via il ticket sanitario, via le tasse scolastiche, via l’IVA. Sostituirle con piccole ma determinanti imposte sulle grandi proprietà immobiliari e sulle rendite finanziarie. Qualunque lavoratore potrà essere d’accordo che questo è si veramente un taglio delle tasse, senza costi. E si renderà subito conto di come i suoi interessi concreti siano differenti da quelli dell’immobiliarista.

Ma aldilà di ciò, deve essere questa la linea di proposizione politica che dovrebbe avere una forza politica anticapitalista: quella di fare rivendicazioni che aprano le gigantesche contraddizioni esistenti, non solo proposte di riforma sociale.