Presidio antifascista
Marzo 20, 2008Non è possibile che con questa deriva a destra, anche a sinistra si stiano perdendo i punti di riferimento principali. L’antifascismo militante è qualcosa di imprescindibile, qualcosa che non si può sottovalutare attraverso una semplice dichiarazione di “antifascismo”. Occorre essere un presidio antifascista, attivo e militante.
Il fascismo non è certamente soltanto un residuo della storia. Il fascismo è una ideologia che nelle sue varie sfumature rappresenta un pericoloso avversario delle classi lavoratrici ed uno strumento in mano alle componenti più reazionarie delle classi dominanti. Il fascismo è un modo di concepire la società, le sue relazioni di produzione e la forma sociale conseguente. Questa concezione non può essere certamente affrontata con le sole armi della memoria della resistenza partigiana, sia perchè la politica non è solo esercizio della memoria sia perchè i neofascisti hanno strumenti ed una ideologia solide.
La nuova destra che si affaccia prepotente nello scenario politico italiano non è solo il lato squadrista e populista di formazioni estreme, ma è anche quello della destra “di stato”, “civile” e “responsabile”. Sarebbe un errore pensare al fascismo come all’espressione delle sole formazioni più estreme, perchè si dimenticherebbe il suo aspetto più importante, ovvero il suo polimorfismo: il fascismo si comporta come una “molla“, tatticamente, perchè sa comprimere le sue pulsioni primordiali quando necessario, e perchè sa amalgamare in un corpo solo le sue diverse sfumature in base al contesto e la situazione.
Ma aldilà di ciò il fatto veramente preoccupante è che il fascismo come un verme si è insinuato nella società, complice la sempre maggiore debolezza delle sinistre. E’ in corso da quindici anni ormai un processo revisionista che ha portato ad una profonda trasformazione culturale. A parte tutto il repertorio xenofobo e omofobo, stanno emergendo in modo chiaro anche le altre due peculiarità del fascismo: la cultura dell’obbiedienza e dell’ordine, e la cancellazione della coscienza critica.
Il tratto essenziale del fascismo non è la presa del potere di un disciolto partito fascista. Ma piuttosto l’omologazione della società stessa ad un paradigma di pacificazione sociale fondato su corporazioni produttive basate sull’obbedienza, su uno stato forte e sicuritario guidato da una casta di capi, e su una cultura votata all’accettazione acritica di un pensiero unico totalizzante ed identitario.
Chi scrive non pensa che la tendenza generale della borghesia sia verso un regime fascista. Tuttavia occorre fare i conti con la forza di questa ideologia, con la sua capacità di trascinamento, con le parole d’ordine della purezza, della sicurezza, della pace sociale e con le pratiche dell’intimidazione, della violenza sui più deboli, della criminalizzazione dell’opposizione sociale: tutto questo è un sostegno concreto verso una democrazia borghese fortemente reazionaria e dai diritti limitati.
Cosa significa essere dunque essere un presidio antifascista? Significa mettere le radici della propria azione politica non solo su diritti e rivendicazioni, ma nel terreno stesso, anzi nell’humus culturale da cui si alimenta da sempre la storia del movimento operaio, e su cui esso stesso si fonda.
Il blog ricorda Fausto e Iaio, uccisi da mano fascista il 18 marzo 1978.

Pubblicato da anardur




