Lo spettro del comunismo

Settembre 28, 2008

Come scritto nell’ultimo post, non credo che l’attacco alla scuola operato dalla Gelmini sia semplicemente finalizzato a dare una nuova, definitiva, spallata alla scuola pubblica. Non che gli interessi dei privati siano secondari, ma semplicemente è in gioco un disegno più grande, ovvero quello di cancellare quarant’anni di evoluzione della scuola, in particolare il sessantotto, e ritornare ad una scuola che esprima, come già suggerito nell’editoriale di Serra, ordine, semplicità, disciplina, obbedienza.

Questa riforma è più di ogni altra cosa la cifra programmatica del nuovo governo Berlusconi. Questo governo è molto più forte di quello della legislatura 2001-2006. Diverso è il ruolo delle sue forze in campo: sia per la fusione in corso di Forza Italia e AN; sia per la più forte presenza della Lega Nord, sia per l’assenza di un partito cattolico moderato. Ma soprattutto è più forte perchè il centrodestra ha una linea ideologica chiara: non è più a muoverlo un insieme di interessi economici spesso personali, ma sempre confusi, ma un desiderio chiaro di trasformare il Paese.

Ma come fa a vincere la sua idea di società? Certo è ben presente da 15 anni nella scena italiana, ormai il suo modello è chiaro anche ai più ciechi: individualismo, arrivismo, disprezzo delle regole, diritto di accaparrarsi la ricchezza pubblica, ma anche e soprattutto imporre l’idea che l’eguaglianza e la parità di diritti, il diritto alla discussione e alla critica siano soltanto una roba da “comunisti”. 

Il suo capolavoro sta nell’aver trasformato ed esteso enormemente il concetto di “comunismo” (e quindi di matrice di tutti i mali della società) non solo ai suoi avversari, ma è riuscito a far passare per comunisti tutti quelli che si opponevano e si oppongono a questa idea di società egoista ed incivile, perfino gente conclamata di destra, come Travaglio e Di Pietro. Perfino Famiglia Cristiana. E’ riuscito ad ammorbare a tal punto il dibattito politico da rendere tabù e del tutto dissennata ogni forma di opposizione più forte di un lieve colpo di tosse.

Insomma, una idea politica del tutto e in tutto funzionale alle necessità ed i bisogni del nostro capitalismo straccione, debole e furbetto, ben rappresentato dalla cordata Cai che si è presa l’Alitalia.

Io penso che questa sia una resa dei conti tutta interna alla borghesia italiana, che ha deciso una volta per tutte di poter fare a meno di un’area politica moderata e liberale, ovvero dell’Italia dei Moro e dei Biagi, per intenderci, perchè tanto non servono più questi ferrivecchi contro i comunisti, quelli veri, che tanto non esistono più. Perchè tanto il Partito Democratico è parte della stessa banda, segue le stesse rotte, ha lobbies del tutto simili alle spalle. Perchè l’Arcobaleno è solo una accozzaglia di ceto politico unita dalla retorica bertinottiana del partito di lotta e di governo, cioè che fa casino in piazza ma poi in Parlamento vota missioni militari e tagli alle pensioni, e facendo così da ragione a Berlusconi.

Mi sembra evidente che sta tutto qui il segreto del successo di Berlusconi. Che nessuno dell’insieme di opposizioni che ha avuto in questi 15 anni è stata in grado di proporre una alternativa al “berlusconismo”, una vera alternativa ideologica e programmatica, ma anche una alternativa nelle pratiche. In altre parole, delegittimato il comunismo, anche nella sua salsa più democratica ed europea, quella berlingueriana, ad esso le sinistre (o i centrosinistri) non sono riuscite a sostituire una idea altrettanto convincente. Il vero problema è che sono stati accettati e fatti propri dalle sinistre i presupposti ideologici del berlusconismo, quelli del “si governa per 5 anni e solo dopo si valuta”, quelli per cui tutto il dibattito nazionale si riduce ad un salotto da Vespa, quelli per cui bloccare un treno o fare uno sciopero sono gesti da “irresponsabili”, quelli dove “si concerta tutto, anche il licenziamento di massa”.

Dopo aver accettato tutto questo con che faccia e su quali basi puoi proporre uno sciopero generale? Su quali basi puoi dire che vuoi rovesciare il tavolo sul quale ti sei seduto a mangiare anche tu? No sei costretto ad avvitarti ancora ed ancora nel binario che ti ha imposto il tuo avversario, dove immancabilmente vince sempre lui.

E’ evidente che l’unica alternativa che potrà mai svilupparsi al berlusconismo è quella che si fonda sull’idea di rifiutare regole e modalità dello scontro politico imposto dalle destre. Per questo mi sembra del tutto anacronistico e al più illusorio tornare a fondare o rifondare nuove o vecchie formazioni politiche senza prima aver sciolto una volta per tutte questo nodo.


Si, maestro!

Settembre 25, 2008

In genere non mi entusiasmano gli articoli di fondo sui grandi quotidiani. Li trovo un po’ retorici nel loro voler esprimere a tutti i costi una sintesi, con frasi ben studiate ed arzigogolate, molto belle da leggersi ma che in fondo devono riempire una colonna o due, far vendere il giornale e magari farlo durare fino al pomeriggio.

Ma ogni tanto c’è qualche eccezione. Oggi è l’articolo di Michele Serra su La Repubblica.

Ne sottoscrivo sia lo stile, che l’acutezza, che la chiarezza. Il punto che coglie Serra con lucidità è che la cesura che fa la Gelmini (e la sua maggioranza, ed il blocco sociale alle sue spalle) non è solo verso una fetta importante del mondo del lavoro, ma a quarant’anni di evoluzione della scuola italiana; la destra vorrebbe – sai che novità! – riportarla ai tempi immediatamente postfascisti (il post è solo per educazione), quelli dove a scuola regnava l’ordine e semplici certezze. Quella scuola dove la maestra bacchettava gli studenti, dove gli studenti ubbidivano, tutti avevano il grembiulino, dove i professori erano temuti e venivano a scuola mica per prendersi uno stipendio ma per la missione di formare Giovani Italiani. Altro che “l’operaio che vuole il figlio dottore”.

Bravo Serra. Hai detto una cosa di sinistra. E proprio per questo stona col grigio che la circonda.

La domanda che mi pongo è questa: come mai esiste questo vuoto di dimensioni planetarie che impedisce nel Paese a milioni di persone di esprimere concetti così semplici e chiari? Sembra passata un’era rispetto a quando era ministro la Moratti e la scuola veniva bloccata a causa del tempo pieno, o ancora prima quando c’erano agli scioperi contro la riforma Berlinguer. Dove siete finiti tutti? Dove sono finiti i collettivi, le scuole occupate, i picchetti, le manifestazioni di ottobre, le autogestioni le assemblee permanenti, i coordinamenti, i comitati in difesa della scuola pubblica?

Dove siete spariti ora, che non è più in gioco una riforma o un concorso, ma l’essenza stessa della scuola pubblica in Italia,  e con essa un’idea di società moderna civile e egualitaria?

Se ci siete, ma siete nascosti, anzi annichiliti dal berlusconismo imperante e dal veltronismo benpensante, magari vi potrebbe interessare che venerdi 17 ottobre c’è lo sciopero generale.

http://www.scioperogenerale2008.org/


Nuove forme di barbarie

Settembre 24, 2008

Bene, ho deciso di tornare a scrivere.

Il trauma da sconfitta non è passato, ma almeno l’anormalità della situazione attuale è sempre più stabilizzata, e diventa più semplice commentarla con lucidità almeno sufficiente.

Prima di tutto, questo blog cambia la sua destinazione d’uso. Non è più possibile pensare di costruire una sinistra su nuove basi, se prima non si constata il semplice fatto che la situazione politica italiana è cambiata, che siamo cioè in una nuova fase storica, con tutte le sue conseguenze.

Possiamo tracciare in tre punti la discontinuità rispetto al passato:

- la vittoria del berlusconismo e delle destre razziste, che sono riuscite ad imporre una nuova forma di cultura neoautoritaria nel Paese;

- il raggiungimento ed il superamento del punto di “non ritorno” delle sinistre di opposizione: da ora in avanti non è più possibile recuperare una credibilità su determinate basi politiche ed ideologiche, perchè la proposta offerta risulta ormai poco credibile;

- la sintesi di questi due elementi è lo smantellamento o la ricollocazione di tutte le più grandi strutture organizzate della politica in difesa del lavoro e delle classi oppresse in Italia.

Se questo era “intuibile” qualche mese fa, ora è diventato evidente, a valle del congresso di rifondazione comunista (e della probabile scissione) e soprattutto a valle della debole opposizione esistente nei confronti del governo Berlusconi, che procede come un rullo compressore nello smantellamento dello stato sociale e dei servizi più essenziali, verso nuove forme di barbarie.

Da un punto di vista di classe, la borghesia italiana vince, anzi stravince, proprio nel momento in cui mostra una sempre maggiore debolezza nei confronti della trasformazione economica di questo inizio secolo.

Questo blog si orienta dunque di nuovo a commentare questi eventi, cercando di emergere sopra tutto questo, nella speranza di trovare un riscontro verso una nuova sinistra di opposizione e di alternativa.