Il cielo elettorale

Il cielo elettorale è ideologico. Tipico per un’epoca che dichiara di essere post ideologica.

Palle che manco rimbalzano. Oltre che la più ideologica, questa è la campagna elettorale più pallosa da un quindicennio a questa parte. Ormai le palle raccontante manco rimbalzano ed il meccanismo di chiusura verso qualunque cosa di diverso dal pensiero unico è soffocante. Il risultato è che la dialettica è ormai sopita, e tutti i partiti maggiori presentano poche varianti sullo stesso programma:

  • aiutare le famiglie “più povere” tagliando le tasse;
  • rilanciare l’economia attraverso il sistema delle imprese;
  • fare grandi infrastrutture specie nel mezzogiorno e nei trasporti;

Le varianti assumono il sapore amaro delle sfumature: per la Sinistra Arcobaleno non è proprio obbligatorio eliminare il precariato, è sufficiente un tetto di 3 anni prima dell’assunzione; e non è proprio necessario privatizzare tutto, insomma l’acqua può ancora restare pubblica.

Saldi di fine stagione. La vera novità è il rinnovamento profondo della classe politica. Il PD ha comprato un leader nuovo che non avevamo mai visto prima, perchè “c’è un’Italia nuova”. Solo il gattopardo resta lo stesso. Il PDL ha sempre lo stesso leader, ma almeno i capelli sono nuovi. “Meno male che Silvio c’è”. I Casini -l’ultimo grande dirigente della DC- invece “c’entrano”. Almeno lo ammettono. La politica si è talmente rinnovata che è riapparso il Partito Socialista, con Craxi e De Michelis.

Identità. Già mancando i programmi, mancando le facce nuove, eccoci con la tiritera dell’identità. E qui, tutti giocano in casa, forti della loro identità, democristiani mafiosi, revisionisti postcomunisti, socialisti ladri e fascistissime nipoti. Tutti cristiani, ma anche liberali, ma anche per i più poveri, ma anche per lo sgravio fiscale, ma anche. Punto.

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Di cosa non si parla. Della monnezza campana, che non paga elettoralmente. Della mafia, della ndrangheta e della camorra, che pagano elettoralmente. Dei miliardi investiti per lo sviluppo nel mezzogiorno. Delle Tav, le missioni all’estero, dell’evasione fiscale, dei morti bianchi, del lavoro nero, dei precari da 500 euro al mese, dei ghetti per immigrati e per rom, tutti argomenti scomodi e pretestuosi e francamente “ideologici” e da “antipolitica”.

Il partito leggero. In Italia a sinistra non esistono più i partiti di massa, le sezioni, i militanti. Esistono invece i comitati elettorali, gli uffici stampa, e una pletora di funzionari, dagli assessori ai sindacalisti. L’assenza di organizzazioni politiche nei territori e nelle fabbriche porta inevitabilmente ad un allontananento dalla politica reale da parte dei cittadini, dei lavoratori, dei giovani, che arrivano a votare sempre più soltanto in funzione della sola informazione radiotelevisiva, per il carisma di questo o quel leader, per la simpatia del personaggio locale.

Il pareggio. Se come sembra si andrà al pareggio queste elezioni porteranno ad un nulla di fatto. Ed allora si riveleranno per quel che sono realmente: un grande sondaggio col 100% del campione, ma che non intende disturbare i manovratori.

Spero che un domani la mia parte possa prendere tutto questo e cancellarlo. Ma per farlo è necessario che sin da oggi si cominci a pensare all’alternativa.

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