Thyssen truppen

Qual è il livello di attenzione nei confronti della sicurezza del lavoro, in Italia?

Il fenomeno non è certamente mascherabile con qualche reality show, visto che colpisce in modo generalizzato la popolazione lavoratrice, con un milione di incidenti l’anno. E difatti ormai negli ultimi due anni abbiamo assistito alla crescita pubblica dell’indignazione di tanti bei farisei: con tanto di spot pubblicitari (che dicevano all’operaio di non fare troppo lo sbadato sul lavoro) e persino accorati richiami del Presidente della Repubblica. Senza che un solo provvedimento serio venisse praticato: redditività e produttività restano sempre al primo posto, poi con una mazzetta e una pacca sulle spalle gli impianti magicamente andranno a norma.

Nel frattempo la classe operaia - che non sarà più centrale per qualcuno ma che continua a produrre la ricchezza per tutti - continua a subire più di 1000 morti l’anno. Fino alla tragedia più grande, quella meno mascherabile come distrazione o sbadataggine degli operai, quella che non puoi giustificare in alcun modo.

Non è possibile che in un paese civile si possa morire di lavoro, invece succede. Non è possibile che quando si muore di lavoro, succede il piagnisteo per qualche settimana, e poi tutto torna come prima. Non è ammissibile che alla lunga le responsabilità sbiadiscono, e rimane soltanto l’icona della tragedia, senza che siano indagate le cause.

Perchè la Thyssen è diventata una icona. Perciò sia il Partito Democratico che Sinistra Arcobaleno non hanno esitato a mettere in lista un qualche operaio della Thyssen. Probabilmente queste candidature valgono centinaia di migliaia di voti di operai che si illudono di votare per la propria sicurezza, senza rendersi conto che questo è solo un voto di immagine, annacquato da un sistema di interessi e di potere che avrebbe potuto tranquillamente evitare tragedie proprio come quella della Thyssen.

Anche sul come ci sarebbe molto da dire. Veltroni inserisce in lista un operaio: ma un operaio (non politicizzato) vale ben due imprenditori politicizzati, come Colaninno e Calearo. Bertinotti ne approfitta per criticare ed annunciare la candidatura di un altro operaio Thyssen, ma alla fine quando si arriva alla spartizione della torta, ci sono quattro partiti e parecchie teste d’uovo, ed alla fine si “dimenticano” di metterlo in lista. Si salvano alla fine grazie al generoso Diliberto, ma ecco l’ennesima figuraccia.

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Morale: se ieri essere un operaio della ThyssenKrupp significava lavorare 12 ore al giorno per evitare la cassa integrazione, oggi può significare una carriera politica, anche se magari non si capisce che in entrambi i casi si è uno strumento nelle mani di un sistema di potere cinico e furbo. Sia ben chiaro: meglio stare in Parlamento che morire bruciati vivi. Ma deve essere altrettanto chiaro che il ruolo dei due operai Thyssen in Parlamento sarà del tutto marginale, ed anzi saranno esibiti come trofei, applauditi qualunque cosa dicano, ascoltati con fervore ma anche rammarico, per non poter realizzare le loro “irrealistiche” richieste.

Ci vogliono 1300 morti l’anno perchè un operaio entri in Parlamento. Eccola la nostra democrazia.

3 Risposte a “Thyssen truppen”

  1. anardur Dice:

    Quanti ce ne vorranno per avere un parlamento di operai?

  2. Fabio Guerrazzi Dice:

    La questione sicurezza sul lavoro è uno specchietto per le allodole per tutti i beceri paleodemocratici. Più controlli metti e meno offerta di lavoro ci sarà, perché le aziende faranno gioco forza sugli investimenti in sicurezza, questo significa più precariato con destinazione alla globalizzazione del mercato, con solo grandi lobbies che potranno gestire tutto a danno dei piccoli imprenditori che in sicurezza non possono investire un cazzo.
    Trenta anni fa si moriva sul lavoro cento volte di più.
    oggi fa solo share parlare di morti bianche, è una puttanata della nostra epoca, ma capisco che dobbiamo conviverci.

  3. anardur Dice:

    Con ordine:

    Uno. Oggi si muore meno, ma la produzione rispetto a 30 anni fa è cambiata completamente, con l’automazione ed anche grazie ad un certo grado di investimento in sicurezza che sono sia una esigenza delle aziende sia il risultato di lotte. Per questo, 1300 morti l’anno NON SONO per me uno “specchietto per le allodole”, ma un problema tanto più grave oggi.

    Due. Secondo me sbagli quando dici che “più controlli metti e meno offerta di lavoro ci sarà”. E’ una affermazione completamente falsa. Ogni conquista ottenuta *con le lotte*, come la sicurezza sul lavoro, un salario più alto, la pensione, l’articolo 18, ecc. non porta ad un peggioramento da qualche altra parte, ma ad un miglioramento delle condizioni della classe lavoratrice. Questo non succede solo perchè lo dico io o lo dice Marx (che parla appunto di rapporti di forza tra le classi, con il risultato che si assottiglia il profitto in funzione del salario), ma perchè la cosa è facilmente verificabile storicamente.

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