Un breve bilancio sul governo Prodi

Gennaio 28, 2008

E’ indubbio. Questo governo è stato ampiamente odiato. Un po’ grazie alla propaganda di centrodestra, un po’ perchè sono state tradite le speranze che vi avevano riposto milioni di persone.

Però ora che è caduto, molti a sinistra pensano, oggi, che questo fosse il meno peggio dei governi possibili. E fanno alcune affermazioni che non possono restare senza risposta.

Finalmente si è combattuta l’evasione“. I soldi recuperati dove sono finiti? In meno tasse alle imprese, in missioni militari e nuovi arsenali, in ecoincentivi sulle auto, nelle TAV, nell’Alitalia (ormai in svendita). Non sono finiti nel miglioramento dei servizi, nella guerra alla precarietà, nelle pensioni o in servizi sociali migliori.

Sono stati sanati i conti“. Il costo, tuttavia, è stato altissimo. Al punto che oggi la maggior parte dei lavoratori non arriva alla quarta settimana del mese.

C’è stato il ritiro delle truppe dall’Iraq“. Però sono state reimpiegate in Libano, Afghanistan, Kosovo. L’Italia è presente in diversi fronti di guerra ed ha pure concesso una base militare agli americani a Vicenza.

Sono state fatte le liberalizzazioni“. Ma a vantaggio di chi? Senza liberalizzazioni ci sarebbe stata una riduzione dei consumi in tutti i settori chiave dell’economia italiana (bancario, energetico, telecomunicazioni), e quindi una contrazione dei prezzi. Ora invece i consumi ed i profitti si sono mantenuti.

bersani.jpg

Il governo precedente era assai peggiore“. Certo, la precarietà, le leggi sull’immigrazione, il conflitto d’interessi, “le grandi opere”, ecc. sono la pesante eredità del governo Berlusconi. Ma il governo Prodi non ha cancellato pressochè nulla. Se un governo non da un taglio netto con le politiche precedenti, in cosa sarebbe migliore?

Vogliamo raccontare del conflitto di interessi? Vogliamo parlare della risoluzione del monopolio dell’informazione televisiva? Vogliamo parlare dello scippo del TFR? Dell’incremento della precarietà? Dei salari fermi ai livelli degli anni settanta?

Era questo che volevano i milioni di persone che hanno votato Prodi?

Ma le responsabilità non sono solo del governo. Vanno invece ripartite con un sindacato così amico da averne condiviso le scelte confindustriali. Mai come ora le lotte sono state fermate in origine. Mai come ora il sindacato si è fatto primo portatore degli interessi del grande padronato e delle banche, come col TFR.

Vanno ripartite, infine, con la cosiddetta sinistra radicale, che ha conquistato un ruolo nella compagine di governo, ma che ne esce ormai radicalmente mutata. In particolar modo ha snaturato completamente la sua ragion d’essere il principale partito di sinistra, Rifondazione comunista. Ma quel che è peggio, l’esistenza di un Prc al governo ha spezzato il tessuto connettivo dei movimenti degli anni scorsi, dimostrando che il movimento era fragilissimo senza organizzazione.

Ma allora, qual è l’alternativa?

La risposta è semplice: fuori da questa alternanza. Fuori da questo baraccone istituzionale. Mi sento di condividere questo appello, che sicuramente rappresenta un punto di partenza. Ma contemporaneamente vorrei aggiungere che diventa necessario ricostruire un nuovo tessuto connettivo, nuove forme di organizzazione, prima ancora che una alternativa istituzionale.