Chi inquina paga?
Gennaio 8, 2008Il sistema Ecopass, promosso dalla giunta Moratti a Milano, consiste sostanzialmente in questo: chi inquina di più paga. Che declinato significa che chi non ha la macchina nuova paga. L’Ecopass non colpisce l’auto come mezzo privato, anzi esalta il principio che sei esentato dal pagare se hai i soldi per cambiare l’auto. Col risultato immediato che chi ha un SUV scorazza oggi più liberamente per le arterie del centro della città lombarda, ora che non ci sono più pandini ad “inquinargli” la strada. L’Ecopass non solo colpisce le classi più deboli, ma serve a fare cassa, insieme alle multe ed ai parcheggi a pagamento. Una forma di tassazione indiretta che colpisce i più poveri, e che probabilmente verrà ripetuta altrove.
Ma il vero nodo è il modello di sviluppo. Il sistema di normative “Euro X” non serve solo a definire una normativa antinquinamento: l’Ecopass non è altri che un sistema per imporre periodicamente che le automobili vengano rottamate e sostituite, anche grazie a incentivi. Tutto ovviamente bipartizan.
Naturalmente l’inquinamento è una foglia di fico: per fabbricare un’auto nuova, anzi 2,5 milioni di auto in un anno (fonte Sole 24 ore) sono richiesti materiali e risorse tali da rappresentare un costo ambientale di molto superiore alla riduzione di emissioni tanto sbandierata. Il paradigma imposto è quello del rinnovo continuo di prodotti in commercio, al fine di “far girare” l’economia (leggi arricchire i soliti noti), in un ciclo eterno di produzione-consumo-distruzione. Sembra paradossale che negli ultimi 20 anni il prezzo del petrolio è raddoppiato e così quello degli alimentari, mentre quello dell’auto è quasi fermo, così anche per elettrodomestici, abbigliamento, arredamento e simili. Curioso, vero?
Il risultato non è solo un incremento immediato della forbice sociale. Va osservato che se lo sviluppo industriale è concentrato nella produzione di merci con un ridotto ciclo di utilizzo, si toglie nel lungo periodo spazio per la produzione di altre merci dal più importante contenuto ambientale e sociale, per esempio per lo sviluppo per aree più arretrate o per le infrastrutture.
E quello che butti, che fine fa? E’ in questo senso che va letta la questione della Campania sull’orlo del collasso, per una incapacità locale di smaltire rifiuti. Ma sono proprio le tonnellate di monnezza a mostrarci che il re è nudo: una società che affoga nei suoi rifiuti è forse lo scenario che meglio rappresenta il modello produci-consuma-distruggi.
Quindi, ad inquinare è un intero sistema di sviluppo. Ed a pagarne i costi sono i lavoratori, macroscopicamente con ecopass e rifiuti, più sottilmente con un modello produttivo basato su una produzione di merci che spreca, rottama, butta nel cassonetto ricchezza e lavoro per un facile e veloce arricchimento del padronato.
Anche per questo è necessario spiegare agli ambientalisti che inquinamento e capitalismo sono strettamente interconnessi.

Pubblicato da anardur

