Berti-not-in-my-name
Nel Paese esistono movimenti, sindacati di base, decine di migliaia di militanti o simpatizzanti di sinistra. Sono centinaia di migliaia i lavoratori che hanno sfidato il governo con lo sciopero del 9 novembre scorso. Sono i 50 mila di Vicenza che nel silenzio massmediatico generale hanno sfilato contro il governo e la nuova base militare americana. Questo autunno caldo di scioperi e mobilitazioni (la più recente degli autotrasportatori), non ultima la rabbia degli operai di fronte ai morti della ThyssenKrupp ci dice che la classe lavoratrice c’è, ed è scontenta.
A ciò tuttavia non corrisponde uno spazio di azione politica, una progettualità, anche moderata, ma nello spazio e nel contesto creato da queste lotte. Esiste invece la Cosa Rossa, che in realtà è uno spazio di contenimento delle lotte. Contenimento intelligente e subdolo, che ostruisce con le sue ipocrite partecipazioni alle manifestazioni mentre regala il suo indispensabile voto a questo governo antioperaio. Che si permette di partecipare ai funerali degli operai, ed osa, osa!!!, pronunciare parole di cordoglio, 10 giorni dopo aver votato l’innalzamento dell’età pensionabile, l’estensione dello straordinario e l’aumento della precarizzazione di quegli stessi operai che sono bruciati vivi.
Trovo condivisibile una distinzione fatta da altri.
Secondo questa distinzione i riformisti sono coloro che spingono per ottenere, anche per mezzi diplomatici e trattative, un miglioramento complessivo delle classi lavoratrici. I revisionisti sono invece coloro spingono per disarmare le potenzialità di mobilitazione ed organizzazione delle classi lavoratrici, mediante un processo continuo di revisione culturale ed ideologica del bagaglio politico e teorico delle masse.
Ecco, la Cosa Rossa è fatta da soprattutto da revisionisti, perchè questo è il ruolo della sinistra di governo: gestire il conflitto sociale.
Bertinotti è sicuramente quello che più a contribuito a demolire le conquiste dei movimenti. Su tutto, ricordiamo le sue parole quando nel 2003 dichiarò la svolta della non violenza, contestualmente all’alleanza con l’Ulivo, condannando d’un colpo la resistenza palestinese e tutte le lotte di liberazione in mezzo mondo, depotenziando così il movimento nato dalle giornate di Genova. E’ stato abbondantemente premiato per il servizio reso, con la presidenza della Camera.
Oggi Bertinotti, asciugatesi le lacrime del funerale, dichiara aperto il dialogo con Berlusconi “per le riforme”. Naturalmente il Corriere da risalto alla notizia, spiegando bene cosa significa ciò: la stabilizzazione permanente del Prc nel contesto bipolare (dove Veltroni è l’alleato, e Berlusconi l’avversario). Ovvero l’abbandono dell’alternativa per l’alternanza, senza soluzioni di continuità. Ovvero l’ingresso nel recinto del centrosinistra che proprio Bertinotti aveva apertamente condannato (subito dopo Genova).
Le recenti uscite di Bertinotti rientrano nella migliore tradizione dell’uomo “nuovo” della sinistra italiana. L’uomo che sembra candidarsi alla leadership della Cosa Rossa, forte del suo prestigio e dei suoi riconoscimenti. In realtà l’uomo nuovo altri non che è il vecchio uomo. La sua altri non è che vecchia politica. Bisogna rendergli atto però che la sua non è opera di piccolo cabotaggio, ma mostra un disegno di ampio respiro, non un semplice gioco di trasformismo da quattro soldi.



Dicembre 17, 2007 alle 5:12 pm
L’articolo riprende da un post indignato (giustamente) di Ladytux, che rimando qui:
http://cornettiecappuccino.blogspot.com/2007/12/petizione-silvio-non-un-mio.html
Dicembre 17, 2007 alle 8:02 pm
Post assolutamente condivisibile, e blog molto interessante. Saluti dalla Svezia.