Strategia della tensione

Queste poche righe per ricordare il 12 dicembre del 1969.

Piazza Fontana, una bomba esplode nella Banca dell’Agricoltura. Decine di morti, un centinaio di feriti. Non si sa chi è stato, la polizia brancola nel buio, ma subito viene intrapresa la pista anarchica. 3 giorni dopo precipiterà dal quarto piano della Questura di Milano l’anarchico Pinelli, in un incredibile caso di falso suicidio.

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Un anno dopo la strage esce un libro straordinario, “La strage di Stato“, scritto da esponenti della sinistra extraparlamentare, che per la prima volta farà un’indagine seria e documentata della fase politica che ha portato alla bomba e che esploderà negli anni successivi (con altre stragi, a Brescia, sull’Italicus, a Bologna, ed altre ancora) con quella che il libro definirà la “strategia della tensione“, il tentativo di forze eversive -collegate ad apparati dei servizi segreti, alla CIA, alla Nato, a pezzi del sistema bancario ed economico italiano, come la loggia massonica P2- di arginare con bombe e stragi appunto “di stato”, allo scopo di creare una sorta di terrore collettivo capace di rafforzare figure carismatiche verso un controllo esclusivo del potere politico in Italia, principalmente contro le masse lavoratrici, e le loro organizzazioni.

Possiamo dire oggi, a 38 anni di distanza, che quel tentativo è fallito? Certamente, oggi non scoppiano più le bombe. La stagione dei “contrapposti estremismi” fomentati ed infiltrati da apparati dello stato “sembra” superata (con forse qualche eccezione, come dimostrano le indagini sul caso Biagi).

Forse la risposta più corretta che si può dare è che quel piano si è evoluto. Dalla strategia della tensione i poteri forti sono passati al “Piano di rinascita democratica“, un sistema che col tempo si è dimostrato assai più efficace nel tentativo di escludere le masse popolari dalla partecipazione alla vita politica del Paese. E l’attuale trasformazione del sistema politico italiano sembra esserne in qualche modo la fase culminante.

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