Il mondo va avanti per gli scontenti
Il mondo va avanti per gli scontenti. Dietro a questo retorico adagio, vi è nascosta una grande verità.
E’ un fatto reale che un mondo sazio e soddisfatto è incapace di contenere i germi della rivolta, della rabbia, della rivoluzione. Non è un caso che l’attitudine alla pacatezza, alla moderazione, alla riflessione, alle prese di posizione ragionate e meditate siano proprio tipiche di coloro che hanno molto da perdere. Non è un caso che la mancanza di riflessione sulle conseguenze della propria inazione lascia del tutto indifferenti i sazi ed i contenti.
Il vero limite alla costruzione di una sinistra veramente antagonista è prima di tutto questo: l’assenza di un legame reale tra la militanza ed una rabbia vera, materiale, una scontentezza di fondo rispetto all’avvenire. La causa di ciò è un profondo egoismo per quanto riguarda il presente e il futuro, che li porta ad anteporre le proprie esigenze a quelle complessive della società. Non è sufficiente avere una sensibilità ambientalista o animalista; nè di essere esperti di marxismi. Ma si tratta di resistere alla cultura dell’individualismo che permea ormai ogni strato di questa società.
Partecipare ad una riunione, ad una assemblea, ad un presidio, e persino ad una manifestazione o uno sciopero, significa per questi signori semplicemente officiare ad un rito collettivo, ad un dazio in grado di soddisfare forse qualche senso di colpa o la propria soddifazione narcisistica di essere parte di un ceto “politicamente impegnato”. Ma concretamente, non sposta nulla. Ed è bene ribadirlo ancora, ed ancora.
Anzi, no, allontana e disgrega il senso e la misura di ciò che significa agire per la trasformazione. Chi apologizza il rito collettivo dell’ipocrisia non è molto diverso dal piccolo borghese benpensante. Non è molto diverso dal fariseo che esprime una totale mancanza di propensione ai rischi che implica la coerenza tra idea ed azione. Ed è pronto alla prima occasione a dissociarsi, a non prendersi rischi altrui, a non permettere di essere confuso con quegli sciocchi che con poco discernimento hanno rischiato per tentare di costruire lotte reali.
Lo pseudo comunista lo riconosci perchè è sempre soddisfatto di quel che poco che crede di avere fatto; lo riconosci perchè non ha mai il tempo per lottare; lo riconosci perchè nella sua corsa virtuale, non ha nessun rapporto con i problemi reali, perchè non sono i suoi problemi; lo riconosci perchè la sua ignavia, la sua pigrizia, la sua insipienza lo hanno reso solo una gallina che ripete cose già sentite, senza che dimostri uno straccio di vera comprensione, perchè di fatto è un indifferente, un peso morto della storia.
Da questa casamatta la nebbia si è diradata per un attimo. Ora non ci sono dubbi: non si vede nessuno.

