Premessa.
Ci sono circa 5 milioni di lavoratori immigrati in Italia. Di questi la quasi totalità svolge un lavoro di bassissimo reddito e garanzia sociale. Il reddito medio dei lavoratori è di 10 mila euro l’anno (800 euro al mese). Il rischio di infortuni sul lavoro è almeno il doppio rispetto ai lavoratori italiani. Sono esclusi da qualsiasi partecipazione dalla vita civile del Paese: il tasso di sindacalizzazione è bassissimo, non hanno diritto al voto, devono garantire un contratto di lavoro per la permanenza in Italia. Chi è senza permesso rischia l’espulsione e anche l’internamento in campi di concentramento.
La Stampa del 31 ottobre ci fornisce una splendida descrizione dell’utilità dell’immigrazione: perchè è manodopera a basso costo, anche se riconosce che “naturalmente” gli immigrati devono imparare i nostri costumi, la nostra lingua, le nostre leggi. Questo atteggiamento esprime le esigenze del grande capitalismo italiano e se ci pensiamo bene convive tranquillamente con la propaganda sicuritaria delle destre: entrambi sono accomunati dal duplice scopo di marginalizzare l’immigrato, escluderlo e ridurlo ad utile esercito produttivo.
Da quando però la UE ha aperto le sue porte alla Romania, i rumeni non sono più extracomunitari, e difatti la comunità rumena è diventata la prima in Italia. Tuttavia l’Italia non è in grado di recepire un così grande afflusso di immigrati in così breve tempo: per questo in questi mesi si andava preparando una campagna anti rumena, e che questa campagna sarebbe partita proprio dal centrosinistra alla prima occasione utile, come parte integrante di una tattica elettorale difensiva e prima prova di forza del PD.
La vera sfida è dimostrare che i rumeni siano assetati di sangue.
Poco importa che in Romania la pressoché totalità delle industrie è in mano a capitali della UE, ed il Paese più che membro della UE ne è una colonia. I tassi di povertà sono altissimi, la disoccupazione è del 25%, i salari medi sono nell’ordine di 100 euro al mese. Naturalmente le frontiere rumene sono state aperte perchè l’Europa occidentale (specie la Germania) ha bisogno di manodopera malpagata. Questo si chiama, per chi non lo sapesse, imperialismo.
Fine della premessa.


Novembre 5, 2007 alle 10:11 pm |
ottima analisi