Dopo l’ennesimo voto a favore della riforma del Welfare, il Prc parla per la prima volta timidamente di una “verifica di maggioranza”. L’indecisione mostrata ci rivela tutte le contraddizioni in cui versa questo gruppo dirigente: da una parte è incapace di un vero strappo, dall’altra questo si rivela sempre più necessario.
Il problema però non è soltanto di idee e posizioni all’interno del baraccone istituzionale, ma del mantenimento di un apparato che sopravvive non certo grazie ad una buona organizzazione ed una “buona” politica. Ciò che tiene in vita il Prc è la lauta sua partecipazione (con una pioggia di milioni di euro) alla gestione del potere: cose queste che rendono immediatamente comprensibili logiche e comportamenti che non lo sarebbero altrimenti, a cominciare dagli articoli della Menapace.
Il problema di fondo è che Rifondazione (e così Pdci e Verdi) è un partito di eletti, un partito istituzionale e di governo: un partito, quindi, che ha perso buona parte della sua spinta ideale nell’immaginario collettivo di sinistra. Occorre invece capire dove vanno le classi lavoratrici, che sentimenti ha quella sensibilità di sinistra ancora presente tra i lavoratori e che puntualmente si mobilita in piazza, senza trovare interlocuzioni forti.
Questo riporta al centro della nostra attenzione il tema più volte sviato in questi due anni, un tema che viene costantemente ripreso ma mai affrontato coerentemente nella sinistra extraparlamentare: parliamo della sempre più impellente necessità della costituzione di una opposizione socialdemocratica nel Paese.
Le ragioni che stanno alla base di questo ragionamento possono essere qui sintetizzate in quattro punti essenziali (e che verranno successivamente approfonditi):
- la riforma del sistema elettorale, che non manda in pensione il bipolarismo, ma anzi va ad indebolire i partiti minori delle coalizioni, soprattutto quelli di sinistra;
- il fallimento sempre più evidente dell’opposizione extraparlamentare;
- il continuo incremento in numero e peso di nuove generazioni di lavoratori senza diritti e senza spazi di partecipazione;
- un malcontento di massa sempre maggiore nei confronti del sistema di potere esistente, che tuttavia per ora non trova sbocchi politici – se non in direzione populista e qualunquista.
Alla luce di tutto questo se analizziamo nel complesso la situazione nel Paese, ci rendiamo conto che ciò che manca non è una componente comunista che si oppone ad un governo liberale sostenuto dai socialdemocratici, ma semmai un partito socialdemocratico di opposizione al governo, legato alla “società civile” ed ai sindacati. Anzi, se ci pensiamo bene, questa è una delle ragioni della mancanza di una autentica e forte componente comunista in seno alle sinistre.

Pubblicato da anardur 
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