In questo mondo libero…
“Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri.”
Il pezzo qui sopra è tratto dall’intervista a Ken Loach in occasione dell’uscita di “In questo mondo libero”. L’intervista può essere letta qui.
Si tratta di un film spietato. Non si tratta del solito Ken Loach, quello di un “Bacio appassionato” per intenderci: il suo cinema è tornato antiquatamente militante, feroce, forse incapace di lasciare messaggi positivi.
L’abilità del regista è quella di farti passare più volte dalla rabbia alla solidarietà per la protagonista, e di nuovo al ribbrezzo per le azioni che compie, in una spirale dove crollano tutti gli argini che faticosamente lo spettatore cerca di costruire ad ogni “rottura” con ogni ipotesi di solidarietà. Ma ancora l’umanità della protagonista riaffiora ad ogni passo, per sparire di nuovo dentro alla sua determinazione, che riafferma l’idea di una brutalità di fondo nei rapporti umani. La protagonista è un mostro che sembra incapace di comprendere di esserlo.
Da vedere.

