C’era una volta Indymedia…

Una premessa. Internet almeno in teoria mostra un enorme potenziale come strumento di controinformazione ed organizzazione dal basso. In questo senso Internet può assumere la forma di un intellettuale collettivo.

La vera sfida per le sinistre su Internet è quella di individuare canali non solo per esprimere idee, ma permettere una partecipazione usabile alla comunicazione e l’informazione, senza perdersi dove il tanto diventa troppo, senza alcun vantaggio collettivo. Il problema è capire come trasformare questa quantità in qualità.

indymedia

Un laboratorio reale dove sperimentare alcune forme di partecipazione è esistito, almeno in Italia. Parliamo di Indymedia, il primo network di massa indipendente. Nonostante sia sempre stata infestata da troll, spammer ed hack lab, Indymedia è stato in Italia un potente strumento per condividere e diffondere appelli, comunicati, notizie, appuntamenti e qualsiasi altro tipo di comunicazioni. Il suo newswire, strumento realmente a disposizione di tutti, era una miniera di informazioni, altrimenti difficili da reperire. Chiunque, anche anonimo, poteva inserire un “post” oppure un evento. Indymedia quindi esplicava la sua duplice funzione sia come blog sia come strumento di comunicazione ed organizzazione: dai propri sfoghi personali ai comunicati per il proprio gruppo di attivisti/militanti, con il vantaggio di avere subito parecchie migliaia di visite e creare dibattito.

Tra i molti difetti, Indymedia aveva infatti alcuni sostanziali pregi. Prima di tutto era un sito schierato, talmente schierato da essere voce di tutta una sinistra che oggi si ritrova senza voce, sparsa in centinaia di siti, blog e spazi di informazione che stentano a produrre in rete un ampio dibattito politico, soprattutto tra realtà disomogenee e geograficamente lontane. Inoltre era un sito di massa, aperto ai non attivisti. Pensiamo al contributo dato dalle giornate di Genova in avanti, sulla guerra in Iraq e tutte le mobilitazioni di questi anni, dalle lotte di Scanzano alle mobilitazioni in Valsusa contro la TAV. La reale indipendenza di Indymedia la possiamo misurare proprio nel fatto che ha reso possibile o quantomeno ha contribuito alla costruzione di lotte anche in assenza di grandi organizzazioni nazionali a sostegno.

Non vogliamo entrare per ora nelle ragioni che hanno portato alla chiusura (temporanea?) di Indymedia, ma riflettere sui loro effetti. Ma troviamo sicuramente curioso che Indy sia stata chiusa proprio al termine della grande stagione di movimenti, proprio quando alcune tra le principali forze che ne avevano tratto vantaggio sono finite nella compagine di governo.

Vogliamo concludere questo post con alcune domande: Indymedia poteva diventare un canale di opposizione nei confronti della sinistra di governo? Un altro strumento di mobilitazione contro il duopolio politico di centrodestra-centrosinistra? Oggettivamente, le sinistre antagoniste, ci sembrano indebolite dall’assenza di Indy?

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