Produttività

Ottobre 31, 2007

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Quando si parla di produttività mi viene in mente Volontè che fa Lulù nella “Classe operaia va in Paradiso”.

Su un articolo recentemente apparso sul sito ufficiale, l’Istat dice che la produttività in Italia è aumentata, dal 1981 al 2006, con una media del 1,4%. Qui il testo completo.

Questa sì che è un’informazione interessante.

La produttività è un indice che serve grossomodo per capire quanta ricchezza è capace di produrre un sistema economico. La produttività indica quanto produce mediamente un lavoratore in un determinato lasso di tempo: un’ora, un giorno, un anno. Ma soprattutto è l’incremento di produttività ad essere relativamente indipendente da questioni monetarie, bilance commerciali, flussi di cassa.

Da ciò un incremento dell’1,4% medio annuo significa (con un semplice calcolo) che il Paese ha aumentato la sua capacità di produrre ricchezza del 43% . Cioè, se prima un falegname faceva 10 tavoli in una giornata, oggi ne fa più di 14.

Naturalmente questo non significa automaticamente una ricchezza prodotta: Marx ci insegna che una crisi nel capitalismo può essere contraddistinta anzi da un eccesso di merci prodotte, che nessuno è in grado di acquistare.

Ma alcune domande sono doverose: se i lavoratori italiani producono il 40% e rotti in più ogni ora, dov’è finita questa ricchezza prodotta? Se nel 1981 i lavoratori erano in grado di pagarsi il servizio sanitario, le pensioni, la scuola pubblica di qualità, il TFR, la scala mobile, i contratti a tempo indeterminato, ed altre cosucce, com’è possibile che oggi nel 2006 tutto questo è in discussione? Soprattutto, se in una vita di lavoro, in 35 anni, un lavoratore oggi produce (calcolatrice alla mano) quanto 50 anni di allora, perchè deve lavorare fino a 38, 39, 40 anni ed oltre?

E non è che nel 1981 non ci fossero sfruttati e sfruttatori, anzi.

Domande ingenue che purtroppo non hanno risposte ingenue. Due tra le tante meritano una certa attenzione.

La prima è quella di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, che insiste sul fatto che il salario in Italia è troppo basso e questo influisce sui consumi. Un classico punto di vista keynesiano, ma che riflette una riflessione di una parte del capitale dopo decenni di neoliberismo sfrenato.

La seconda trasversale risposta è questo studio della RDB-Cub, che spiega come e quanto il tasso di pluslavoro nell’ultimo decennio sia in aumento. Ho dato il link della sola ultima pagina, che è quella che contiene le tabelle interessanti.


90 anni

Ottobre 26, 2007

Un piccolo post di commemorazione.

Lo so, dovrebbe essere l’8 novembre, ma del resto l’Ottobre Rosso si chiama così perchè appunto avvenne, nell’immaginario di miliardi di lavoratori di tutto il mondo, nel mese di ottobre.


Il “milione”

Ottobre 25, 2007

Sembra che in Italia si stia manifestando sempre più la necessità di gonfiare le cifre. Così, dopo i 3 milioni e rotti di voti per il PD, l’82% per il Sì al referendum del welfare, ecco “il milione” di Roma.

Aldilà dei rigonfiamenti anomali, la manifestazione del 20 ottobre mostra un fatto assai positivo: una sinistra di massa che ancora scende in piazza. Un episodio non certo unico: era soprattutto e oggettivamente di sinistra la massa che firmava al V-Day di Grillo, come lo era quella che l’inverno scorso ha invaso Vicenza per il No Dal Molin e che puntualmente si ripresenta in piazza ad ogni possibile occasione di mobilitazione. Inoltre il popolo che ha sfilato sabato scorso, era veramente “popolo”: dai precari dei call center agli operai degli stabilimenti che han votato contro il protocollo del welfare.

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La sinistra di governo come sappiamo è messa alle strette da un’azione parlamentare e mass mediatica volta a mostrarla come “massimalista ed estremista”. Con questa tattica l’area ulivista e il governo continuano con successo il loro attacco frontale contro il salario dei lavoratori.
Di fronte a ciò, le sinistre di governo, specie Rifondazione, sono incapaci di far compiere una qualsiasi svolta a sinistra al governo. Questa manifestazione “a sostegno del programma”, che trae le sue radici da una opposizione alle politiche uliviste, non sposterà ovviamente nulla. E’ stata una occasione per mostrare rapporti di forza tra gruppi parlamentari e partiti, in virtù delle prossime scadenze elettorali; non certo per un rafforzamento delle posizioni dell’area a sinistra del PD, ancora oggi troppo divisa e frammentata pressochè su tutto. La stessa manifestazione è stata sostenuta da PRC e PDCI, ma non da Sinistra Democratica e Verdi.

Per chi è sceso in piazza però le cose stanno diversamente. Il malcontento popolare è in crescita: la rabbia per la mala gestione politica, per il peggioramento generale della qualità della vita, per la pensione che si allontana, per i mille progetti di devastazione del territorio, e naturalmente per questo precariato devastante, specie al sud. Finora non ha trovato finora saldi punti di sbocco politici. Sottolineo il “finora”. Ma certamente la sinistra di governo non potrà risolvere le sue contraddizioni portando in piazza gente che apertamente si oppone all’azione di governo, e usare questo malcontento per sostenerlo.

L’unica conclusione plausibile per ora è che la crisi della sinistra non è dovuta alle politiche uliviste. Non è nemmeno dovuta all’opportunismo dei suoi gruppi dirigenti. Ma è dovuta all’assenza di una progettualità veramente alternativa, di una visione per i prossimi decenni, di una idea di democrazia, di partecipazione, di sviluppo sociale ed economico che si contrappongano veramente allo stato di cose presenti.

Non ha alcun senso, francamente, millantare un milione di persone per un progetto vuoto, che serve solo a mettere d’accordo pezzi di apparato, uniti soltanto dalla comune esigenza di restare appesi a questo carrozzone istituzionale.


In questo mondo libero…

Ottobre 22, 2007

“Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l’unico modo in cui la società può progredire; l’idea che tutto sia merce di scambio, che l’economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere. Ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri.”

Il pezzo qui sopra è tratto dall’intervista a Ken Loach in occasione dell’uscita di “In questo mondo libero”. L’intervista può essere letta qui.

Si tratta di un film spietato. Non si tratta del solito Ken Loach, quello di un “Bacio appassionato” per intenderci: il suo cinema è tornato antiquatamente militante, feroce, forse incapace di lasciare messaggi positivi.

L’abilità del regista è quella di farti passare più volte dalla rabbia alla solidarietà per la protagonista, e di nuovo al ribbrezzo per le azioni che compie, in una spirale dove crollano tutti gli argini che faticosamente lo spettatore cerca di costruire ad ogni “rottura” con ogni ipotesi di solidarietà. Ma ancora l’umanità della protagonista riaffiora ad ogni passo, per sparire di nuovo dentro alla sua determinazione, che riafferma l’idea di una brutalità di fondo nei rapporti umani. La protagonista è un mostro che sembra incapace di comprendere di esserlo.

Da vedere.


Appunti di ottobre

Ottobre 18, 2007

Un po’ di appunti, a margine di questo caldo mese di ottobre:

Primarie e democrazia. Bagno di voti per l’insospettabile candidato che ha vinto le primarie del Partito Democratico. “Noi”, recitano in una nota congiunta i principali leader “siamo democratici perchè abbiamo fatto decidere al Popolo, mica come quelli del centrodestra, dove fanno i partiti perchè lo decide una persona sola”. Mica due intere segreterie e una cinquina di sparring partners!

Referendum e democrazia. Incredibile risultato del referendum del welfare. La maggior parte dei lavoratori ha deciso di allungare la propria permanenza al lavoro di qualche anno… alcuni talmente convinti che hanno votato diverse volte per ribadire il concetto. Nonostante una campagna solo per il SI, nonostante i sindacati abbiano concertato il risultato prima della fine dello spoglio… un irriducibile 18% ha preferito sostenere ideologie condannate dalla storia, come l’eliminazione del precariato o il mantenimento dell’età di pensionamento.

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“Una testa un voto” e la democrazia. Dipende: in Francia hanno proclamato Napoleone imperatore non “in grazia di Dio” ma “per volere dei Francesi”. E’ già un passo avanti. Ma evidentemente manca ancora qualcosa prima di considerarlo “democrazia”.

Ed infine…

Rosy Bindi è di sinistra. No, Rosy Bindi è democristiana. Il punto è proprio questo. Non è che se non sei un fascista, un populista, un misogino, un razzista o un qualunquista, allora sei di sinistra. Forse questo blog dovrebbe parlarne.