Nani con la testa grossa

Giugno 17, 2009

Uno degli elementi dirompenti dell’entusiasmante dibattito che si sta aprendo nella sinistra EXTRA parlamentare, è il rispolvero di vecchie teorie e vecchi termini. Mi voglio soffermare in particolare su una delle coppie più antiche di reciproche e speculari accuse: estremisti contro opportunisti. Facciamo chiarezza, però sui termini.

L’estremista è il duro e puro, l’incapace di mediare tra principi assoluti e bisogni immediati, colui che non è capace di capire l’esigenze del compromesso, della piccola conquista contro l’utopia. L’opportunista è il venduto, disponibile a barattare qualche mero vantaggio immediato alla svendita di principi e conquiste fondamentali.

Comunque la si giri e rigiri, questi due cliché sono due facce della medesima medaglia, ed hanno un’origine comune: quello di essere strumenti per giustificare qualsiasi cosa, in un senso e nell’altro. Alleanze politiche, partecipazione a mobilitazioni, sostegno a determinate rivendicazioni, ma su tutto il rifiuto di rinunciare ad una virgola del proprio particolarismo. Non mi riferisco dunque soltanto alla politica nazionale (anzi per nulla!), ma a quella guerra di posizione e di calunnia che si sviluppa nel sottobosco dei movimenti, delle assemblee nei territori, nelle ancora piccole lotte in difesa anche dei più elementari diritti costituzionali, come il diritto all’istruzione o al salario. Piccoli nani dalla testa molto grossa sproloquiano parole nuove che sembrano appena aver imparato, ma col loro carisma da quattro soldi rischiano di fare a fette lotte fragili ma che possono diventare anche molto importanti.

In questa fase confusionaria dopotutto non c’è una scuola di movimenti a sei cifre adatta a selezionare gruppi dirigenti capaci.

Estremisti ed opportunisti ci sono, certo. Però l’abuso di questi archetipi è un sintomo evidente che gran parte della sinistra, anche e soprattutto nella base, ha perso un insieme di riferimenti e di paletti stabili, quelli cioè che possono permettere di avere un riscontro oggettivo di cosa è estremista, di cosa è opportunista, e di cosa non è nulla di tutto ciò.

Ecco, ora qui non si vuole provare a dare una risposta esaustiva che poi si finisce per fare il nano con la testa grossa, ma si vuole provare ad enunciare alcuni di questi paletti.

Il movimento per cambiare lo stato di cose presenti è qualcosa di reale. Semplicemente le cifre si sono ridotte. Ma non sarà mai una idea o ideologia alla quale la realtà dovrà conformarsi. Perdonate la citazione di Marx ed Engels. Ma non esiste nessun principio ineliminabile, soltanto un insieme di pratiche basate dall’esperienza reale e non sempre adattabili in qualsiasi situazione.

Nei movimenti, quelli reali e di massa, ci sarà sempre una avanguardia di coloro che chiederanno sempre “di più” rispetto a quanto si aspetta la media di chi ne fa parte. Ma ci sarà anche sempre una retroguardia di coloro che freneranno, che avranno timore, che saranno codardi. La parte difficile viene quando le forze si assottigliano, e da un giorno all’altro movimenti coesi cominciano a litigare. Vedasi il movimento contro la guerra del 2003 o quello dell’Onda dello scorso autunno.

Occorre inoltre sempre tenere ben presente la differenza tra riformismo e revisionismo. Il revisionista è colui che depotenzia oggettivamente il conflitto sociale quando esso è più forte, perché prima si pone alla sua testa come capopopolo e poi lo ferma esplicitamente in virtù del dialogo con il blocco sociale opposto. Il riformista fa la stessa cosa certo, ma quando il conflitto sociale è più debole, e quindi oggettivamente lo rafforza. Quindi il riscontro oggettivo non è un principio astratto, ma la sua declinazione con le condizioni reali del movimento. Il resto sono solo chiacchiere.

In politica contano i numeri. Se la tua proposta non raggiunge le masse non stai facendo politica, ma solo opinione. Come questo blog, ma con molta più arroganza. Se ad una manifestazione dalla quale ti sei autoescluso perchè copre solo il 50% dei tuoi obiettivi dichiarati raggiunge cinquantamila persone, non è che forse hai sbagliato qualcosa? Ma allo stesso tempo è importante non fare feticismo del numero: se il tuo presidio è pieno di gente ma anche di bandiere del PD non ti viene forse il dubbio che forse potevi alzare un po’ il tiro? O tanto per fare un altro simpatico esempio, se tutti quelli che ti sono intorno – tanti, certo, non lo mettiamo in dubbio- bevono birra e si fanno le canne non è che forse non stai dicendo un cazzo?

Qual è il numero minimo di persone coinvolte in un movimento reale per poter dire che non stai facendo più opinione ma un movimento reale? Non so quantificarlo, ma non è mettendo insieme duecento attivisti su base nazionale, non è qualche decina di migliaia di firme, mi duole dirlo, non è duemila copie vendute del tuo giornale. Non valgono i voti alle elezioni.

Ma in ultima analisi cosa non è opportunista? E cosa non è estremista? Tutto ciò che fa avanzare il movimento reale. Non degli amici della birra. Non degli antifascisti nostalgici. Non dei compagni duri e puri, che però non alzano il culo alle sei di mattina se fosse necessario. Lo dico senza retorica. E’ utile una lotta SE E SOLO SE costruisce e fabbrica nuovi militanti ed attivisti, anzi in questa fase una nuova generazione di militanti ed attivisti.


Ciao, Ivan

Giugno 16, 2009

Quando la lotta è di tutti per tutti,

il tuo padrone, vedrai, cederà;

se invece vince è perchè i crumiri

gli dan la forza che lui non ha”

Ciao, Ivan


Una Sinistra Utile

Giugno 12, 2009

Dicevamo che in Italia si sta ormai concretizzando il disegno piduista. Due coalizioni, una di centrosinistra ed una di centrodestra. Fuori i comunisti dalla vita politica del Paese, fuori ogni idea di alternativa, di costruzione di un terzo polo, di sinistra.

Sia ben chiaro. Alla borghesia non serve una dittatura fascista. Serve invece un bipolarismo semplice e chiaro, con poche grandi forze nazionali, ognuna ben delineata da un duplice ruolo: da una parte quello di rappresentare socialmente alcuni ceti della piccola e grande borghesia (anche in considerazione dei particolarismi regionali), dall’altra declinare e sublimare le particolari esigenze “virtuali” e sublimate di una parte delle masse, come il bisogno di sicurezza, la paura degli immigrati, ecc.

Tutti gli attori in gioco, non solo il Pd democratico e riformista e il Pdl liberale e nazionalista, fanno parte di questo teatrino. Così anche la Lega Nord, l’Italia dei Valori, l’UDC ed i partiti minori come MPA.

Dobbiamo dire grazie anche al gruppo dirigente che ha dato vita a Sinistra e Libertà, perché ha contribuito a questa chiarificazione. Questa nuova formazione è stato un grande passo in avanti nella marcia a tappe di conglobazione nelle due macroaree principali, dove ad ognuno è delineato il compito di difendere una particolarità di interessi borghesi ed un insieme di “credi”, “bisogni costruiti” e “desideri reconditi” della popolazione. A Sinistra e Libertà tocca nel breve periodo il compito di intercettare il bisogno di alternativa della sinistra delusa del PD, e diventare nel medio periodo l’unica vera sinistra, “attenta ai bisogni dei più poveri” ma responsabile ed integrata nel blocco politico di centrosinistra. Si va anche delineando chiaramente anche il blocco sociale di riferimento di Sinistra e Libertà: in particolare precari, giovani, professionisti e appartenenti a quel ceto piccolo borghese di persone di cultura medio-alta, che storicamente e politicamente non possono identificarsi in un partito di “lavoratori e studenti” tout-court. Sarebbe interessante approfondire questa cosa.

Sinistra e Libertà non ha più nessuna delle ambiguità e dei pesi morti che aveva Rifondazione Comunista, i residuati del comunismo, di un certo operaismo e rigidità di rapporti a sinistra. La formazione di Vendola (con dietro Bertinotti), non ha lacci ideologici e può muoversi con scaltrezza nel mare vasto del centrosinistra. Non deve rassicurare i propri militanti, i vecchi simpatizzanti e l’elettorato di dover essere di alternativa. Sul loro giornale si possono permettere di dire qualsiasi cosa senza timori e ritegni: di oggi per esempio la proposta di Bertinotti di “fare un grande partito del centrosinistra” con dentro tutti, PD, Radicali, Di Pietro, ecc.

Il ruolo della sinistra sembra essere evidentemente quello di intercettare quella fetta di scontenti che non ne possono più di questa alternanza, che non sostengono il PD, e che votano magari Di Pietro per protesta. L’elettorato e una vasta area di sensibilità c’è. Ma questo sostegno non deve essere appannaggio dei partiti (pseudo)comunisti, e di chi si mostra ambiguo e non sufficientemente allineato. Da oggi Sinistra e Libertà che fornirà la pezza d’appoggio al centrosinistra per impedire emorragie di voti o astensionismo.

Questa chiarificazione mette Rifondazione comunista (come gruppo dirigente e come iscritti e simpatizzanti) di fronte al crocevia delle sue scelte finali. Allinearsi ed adeguarsi – come hanno fatto e faranno forse molti dirigenti, e quindi scomparire, oppure mantenere l’indipendenza formale e tentare la carta dell’identità (e scomparire progressivamente), oppure accettare il fatto che una fase è finita.


Disuguaglianze.

Giugno 10, 2009

Allora:

il PRESIDENTE della regione Puglia +
Sinistra Democratica +
Verdi +
“Il Manifesto” (il giornale della sinistra italiana) +
“L’altro” (il nuovo giornale di Sansonetti) +
cospicui finanziamenti del PD +
Democratici Anonimi +
Appello per una Sinistra unitaria +
Appello per una Sinistra responsabile +
Ampio spazio nella stampa nazionale (Sansonetti, Bebo Storti, Sergio Staino, ecc.)

<

Cariatidi atee fuori moda +
Vecchi arnesi comunisti +
Ideologie sconfitte dalla Storia +
Miseria Terrore e Morte +
Anticapitalismo +
Antiquata falce e martello con la stella.

Strano.


Di ritorno

Giugno 9, 2009

Noto esponente della sinistra radicale

Prima di tutto una premessa personale. Occorreva prendere una pausa per mettere insieme più di una riflessione: non sempre è utile e giusto dire la propria e discutere di politica, soprattutto con uno strumento individualista ed egocentrico come il blog. Si rischia di essere fin troppo presuntuosi.

Ma se è facile smettere di scrivere, è molto più difficile ricominciare. E se ricomincio è anche grazie al fatto che questo blog è ancora letto. Forse alla fine è stato utile ad aprire qualche riflessione.

Ma se questo è un riavvio, sarà  un riavvio stentato e lento.

Direi prima di tutto di rimettermi in pari con quest’anno. In quest’anno ho letto molto ed ho visto fare molto poco. E quel poco che si è fatto lo si è fatto in condizioni oggettivamente difficili.

Oggi si sono realizzate ad un tempo sia la strategia piduista dei due schieramenti, uno di centro-destra ed uno di centro-sinistra, sia l’abbattimento culturale di un insieme di conquiste della sinistra propriamente detta. Non siamo però di fronte ad un nuovo fascismo, inaccettabile per gli interessi della borghesia. In estrema sintesi, possiamo dire che la borghesia ha bisogno di due cavalli in competizione tra loro, che rappresentano ad un tempo sia interessi di settori borghesi differenti tra loro, sia d’altro canto più declinazioni del rapporto tra politica e sublimazione degli interessi sempre più spesso costruiti delle classi inferiori.

In questa nuova fase si è affermata quindi una nuova competizione tra le sinistre, con Sinistra e Libertà (allineata e finanziata dal centrosinistra) da una parte, e Rifondazione/Pdci dall’altra (con i loro inciuci e contraddizioni). Sullo sfondo Sinistra Critica e PCL, ancora ai margini della lotta politica.

Però le lotte sociali in questo ultimo anno non si sono fermate, nonostante le condizioni sempre più difficili che abbiamo visto tutti in questi mesi: la repressione, la mancanza di risonanza mass mediatica, l’insufficiente capacità di attrazione dei sindacati di base, il contrasto dei burocrati della Cgil, e infine la debolezza della sinistra politica.

Di carne al fuoco insomma ce n’è tanta per ricominciare a discuterne anche qui.